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Flamenco

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Scritto da Fiorenzo Toso Visite: 3346

Richiesta di Viola Buschi, Roma

La parola è documentata in italiano dal 1904, in francese dalla fine dell'Ottocento; in entrambi i casi si tratta naturalmente di un prestito spagnolo, e indica un tipo di composizione musicale e di ballo di origine andalusa. Per quanto riguarda la parola spagnola ("flamenco" o anche "flamengo"), è evidente la derivazione dall'aggettivo neerlandese "flaming" che significa 'abitante della regione delle Fiandre', corrispondendo esattamente all'italiano 'fiammingo'. Tuttavia l'attribuzione di questo aggettivo all'espressione tipica della tradizione musicale andalusa non ha nulla a che vedere con un'ipotetica origine fiamminga del canto e ballo flamenco, cosa che contrasterebbe non poco col carattere flemmatico che viene normalmente riferito ai nordici. Essa è stata meticolosamente ricostruita dal linguista spagnolo Juan Corominas: nel XIII secolo l'aggettivo "flamenco" 'abitante delle Fiandre' cominciò a essere usato in Spagna, per estensione, a indicare genericamente le "persone dal colorito rossiccio, dalla carnagione chiara ma facile a arrossarsi", che è tipica dei fiamminghi e dei nordici in generale; da qui, verso il 1330 il termine passò non a caso a indicare anche il 'fenicottero' ("flamingo" in spagnolo), proprio per il colore rosa-rosso del volatile. In seguito l'uso figurato dell'aggettivo, da 'fiammingo' a 'chi ha la carnagione rossiccia dei Fiamminghi' subì un'ulteriore evoluzione di significato: poiché secondo il gusto rinascimentale e seicentesco le donne pallide ma con le guance rossicce e paffute erano considerate particolarmente attraenti (vedere i quadri di Rubens o di Van Dyck per credere!), l'aggettivo passò a significare 'persona bella, attraente': non è un caso che la stessa evoluzione di significato sia presente anche in dialetto piemontese, dove "fiamengh" significa appunto "bello, gradevole", forse anche per influsso dell'aggettivo italiano "(nuovo) fiammante". In spagnolo, da 'donna bella, attraente' si verificò un ulteriore passaggio di significato a 'donna vistosa, dall'aspetto provocante' (un po' come dire in italiano "una bellona"), accezione questa che in spagnolo comincia a essere documentata verso il 1870; il passaggio successivo, con l'attribuzione del nome alla danza andalusa, è legato al fatto che le ballerine e cantatrici di flamenco, per lo più gitane e in origine frequentatrici di locali malfamati, erano appunto donne vistose e dagli atteggiamenti sensuali e provocanti: quindi il nome del ballo deriva in ultima analisi dall'aggettivo che significa "fiammingo", ma discende più direttamente da un senso figurato che si riferisce alle sue interpreti.

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