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Dulla

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Scritto da Fiorenzo Toso Visite: 2219

Richiesta di Alessandro Marenco - Carcare SV: Il (vecchio) richiamo per le pecore (sempre nella stessa zona) è "scè dulla, scè", "DULLA" si usa pochissimo anche in dialetto, credo che sia uno di quei termini che va perdendosi. In genere per dire agnello o pecora si usa la forma corrotta: agnè o pegura.
In ogni caso "dulla" (e il diminutivo "dullen") si riferiscono alla pecora.
Chissà quale potrebbe essere l'etimo...


Risposta: La voce segnalata dal visitatore risale al dialetto di Dego e Giusvalla (Oltregiogo occidentale): era utilizzata nel vecchio richiamo per le pecore (scè dulla, scè) e, a quanto pare, in alternativa a pégura per indicare l’animale stesso (col diminutivo dulèn in alternativa ad agnè). La forma appare isolata sia in area ligure (dove si hanno essenzialmente i tipi pegu(r)a e fea) che in piemontese. E’ possibile che si tratti di una forma onomatopeica, oppure di un vezzeggiativo, il quale potrebbe avere diverse spiegazioni, ad esempio come abbreviazione da un verbo che riproduce lo scampanio prodotto dal sonaglio della pecora chiamata a muoversi (ad esempio da un tipo dindulâ/ dindulè: l’imperativo dindulla potrebbe essere stato allora abbreviato in dulla), oppure da un nomignolo o termine scherzoso (ad es. dal tipo gandulla ‘vagabonda, scioperata’). Passaggi del genere sono piuttosto frequenti nel lessico relativo agli animali domestici e all’allevamento, per quanto, nel caso specifico, non siano da escludere altre ipotesi, che per essere formulate richiederebbero però maggiori informazioni sull’uso e la diffusione della voce.

 

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