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Burnia - brunia

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Scritto da Fiorenzo Toso Visite: 6757

Richiesta di Alessandro Marenco - Carcare SV: La parola "burnìa" nel dialetto di mia nonna (Giusvalla-Dego, appennino savonese) designa un vaso cilindrico di terracotta a bocca rastremata (a stringere), in cui si metteva il latte e lo si cagliava. La "burnìa" veniva poi rovesciata (senza rompere la cagliata) dentro le "ferscelle" (ovvero fasciere) a sgrondare, onde poi ottenere il formaggio.
L'etimo, credo, è oscuro... Ma ancor più strano, per me che sono incompetente, è che si trova il vocabolo "burnìa" in Sicilia. Trovo ora su internet sul sito: burnìa (vaso per conserve, barattolo) [arabo: burníya; catalano: albúrnia, búrnia; persiano: barni; piemontese: burnìa, amburnìa; spagnolo: albornía].
Giusvalla e Dego, ben essendo in provincia di Savona, sono prossime all'acquese (AL).


Questa parola, che presenta in area ligure anche altre varianti fonetiche, indica diversi tipi di recipienti in terracotta, e in particolare dei ‘barattoli’ o altri contenitori, sia provvisori che destinati alla lunga conservazione di alimenti. Si tratta di una voce araba, burnéya ‘vaso cilindrico di terracotta’, diffusa in varie forme in diverse lingue del Mediterraneo: ad esempio in spagnolo e catalano (albornía, albórnia col concrescimento dell’articolo), dove significa ‘grande scodella smaltata’, da qui in sardo (búrnia) e indipendentemente in siciliano (bburnìa ‘recipiente in terracotta e più raramente in vetro). In Liguria la voce è piuttosto diffusa, e appare documentata già in latino medievale nella forma burnea (1458), che doveva indicare un ‘recipiente cilindrico in maiolica’, significato conservato in tabarchino (anche se la voce è oggi caduta in disuso) per la variante brünìa, che è comune al genovese nei significati di ‘barattolo, vaso di terra per tenervi le conserve’ secondo l’Olivieri (1841), e anche ‘sputacchiera per i malati’ secondo Frisoni (1910). L’antichità dell’attestazione in area ligure induce a pensare che si tratti di un arabismo penetrato per via diretta, per quanto non si possa escludere il tramite del siciliano. Da Genova e dalla Liguria la voce si è poi irradiata in alcuni dialetti settentrionali, anche se in questo caso non è da escludere un concomitante influsso spagnolo risalente alla dominazione iberica sul ducato di Milano.

 

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