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È possibile confettare un granello di zucchero?

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Scritto da Sergio Rossi Visite: 3245
Granello di zucchero

La domanda è puramente retorica poiché la risposta sta nella foto: si, è possibile, ma un lavoro del genere se non unico è quantomeno raro.
Non è certo la sola cosa che mi meraviglia fra le tante che escono dal laboratorio di Romanengo, storica confettiera genovese con oltre 230 anni di attività. Eppure quei granelli di zucchero confettati mi fanno quasi rabbia. Perché penso che un lavoro del genere oggi sia a dir poco anacronistico: ma chi glie lo fa fare d’imbarcarsi ancora in un impresa del genere? E come fanno a spiegare ai clienti che ogni singolo granello di zucchero viene confettato solo ed esclusivamente per decorare i canestrelletti quaresimali? Oggi apparivo strano perfino a me stesso: ho rimosso da uno di quei dolcetti di marzapane alcuni granelli confettati e li ho messi su una superficie nera osservandoli a lungo. Un atteggiamento da squilibrato, probabilmente, ma qualcosa che sentivo di dover fare per trovare una spiegazione a un lavoro più che certosino. Ho fissato a lungo quei granelli trasparenti alla ricerca di un “perché” che mi avrebbe dato conforto. Dico sempre che il cibo parla, se si sa ascoltarlo, ma forse il messaggio era prigioniero della canditura, chiuso in quella camicia dolce e trasparente che lo protegge e lo custodisce. Poi però ho capito, o forse ho solo creduto di capire; ho capito il senso di quel lavoro, di quel procedimento lungo e complesso che porta ad ottenere tanti minuscoli capolavori capaci di decorare e arricchire solo un tipo di quaresimali, non gli altri, solo quelli. Ho capito che così si faceva 230 anni fa e così si continua a fare oggi, senza cambiare nulla, perché in Quaresima si gusta la pasta di mandorla, senza grassi animali, nel rispetto del periodo di magro. E sui canestrelletti, in questi giorni che precedono la Pasqua – solo adesso! –si mette lo zucchero candito, punto e basta.

Canestrello

Follia? Maniacalità? Ricerca della perfezione? Un’idea me la sarei fatta, forse, semplicemente tradizione, quella che guida il lavoro attraverso le stagioni, le festività e le ricorrenze. Perché queste specialità nascono come delizie della festa e col tempo ne diventano autentici simboli.
I miei granelli di zucchero confettati sono ancora di là, poggiati sul contenitore nero servito per fotografarli. Non li butterò di certo, anzi li conserverò in un barattolo, tanto per ricordare a me stesso che alcune tradizioni autentiche esistono ancora, che i secoli non le cancellano né le superano. Che potranno anche sembrarci anacronistiche, ma in realtà stanno lì a ricordarci che il tempo è passato ma un bel lavoro è sempre un bel lavoro, e quando si ricerca di continuo la perfezione, qualunque sia il proprio mestiere, si otterrà sempre il miglior risultato.  

Genova, 11 marzo 2014
Sergio Rossi

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