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150 ricette di un Anonimo piemontese degli anni Trenta

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Scritto da Sergio Rossi Visite: 3973

Con un po’ di fortuna e altrettanto occhio, può capitare di trovarsi fra le mani piccoli tesori da amatori. Niente di prezioso, beninteso, almeno sotto il profilo del valore venale.
Qualche anno fa, mia moglie comprò da un rigattiere un Libro di Casa, sorta di agenda per la famiglia datata 1939. Di per se nulla di strano, solo un vecchio calendario formato quaderno con uno strano “look” un po’ datato. A ben guardare, però, entro quelle pagine ingiallite si nascondevano oltre centocinquanta ricette, in parte scritte a mano giorno per giorno, in parte riportate su fogli e foglietti di fortuna. Non solo un’agenda, perciò, ma un vero e proprio ricettario personale, appartenuto a chissà chi e proveniente da chissà dove.
Dopo anni di abbandono in un cassetto, il “ricettario anonimo” è ricomparso sulla mia scrivania alcuni mesi or sono; sinceramente non me ne ricordavo neppure. Oggi che l’ho trascritto, riletto e analizzato, mi pare, invece, molto interessante. E credo di aver capito anche da dove provenga, almeno come generico riferimento geografico. Chi l’ha scritto doveva vivere dalle parti di Torino, forse in città o forse nella cornice; in centro o a pochi chilometri di distanza. Rari cenni ad aziende del settore alimentare, riportano proprio a Torino e ad alcune località del circondario.
Ma partiamo dall’inizio. Le ricette, come detto circa 150, sono in gran parte dedicate ai dolci e in minor misura a preparazioni salate (in un rapporto di circa 2/3 dolci e 1/3 salate). Quelle scritte direttamente sulle pagine del Libro di casa, ovviamente non possono che essere del 1939 o posteriori. Le altre, raccolte in una serie di fogli o sparse su improbabili ritagli di carta riciclata, appaiono come più datate, almeno nella gran parte. In particolare, una quarantina di esse riportate su un ritaglio di quaderno, sembrano dimostrare un aspetto più antico rispetto al resto.
Sulla base del mio solo istinto, quindi senza alcuna certezza “scientifica”, ho creduto di riconoscere la mano e lo stile di un professionista, colei o colui che scrive solo parte della ricetta per tracciare un sintetico promemoria, qualcosa che forse non consulterà mai. Già: costei o costui? E chi lo sa? Forse basterebbe una rapida occhiata da parte di un perito calligrafo per determinare il sesso dell’Anonima/o, ma al momento non posso vantare fra le mie conoscenze alcun professionista del genere e quindi, per ora, mi tengo il dubbio.
Chiunque sia l’autore – userò il maschile per comodità –, è comunque qualcuno che conosce piuttosto bene la pasticceria e la confetteria: compra gli aromi dai fratelli Maraschi e il cioccolato dalla ditta Giordano – entrambe aziende storiche di Torino, ancora esistenti –; usa il burro del caseificio di Vigone e probabilmente frequenta o conosce il ristorante del Bersagliere a Pieve di Scalenghe. Forse è un pasticcere, ha un suo negozio o lavora presso un’altra azienda. Oppure è un cuoco ed esercita la sua professione in una facoltosa famiglia torinese. Magari ha la passione per la confetteria e per i dessert più raffinati, senza però dimenticare tutti gli altri.
Insomma, sul fatto che sia piemontese, e probabilmente torinese, credo ci siano pochi dubbi. Altra cosa è avvicinarsi ulteriormente al personaggio, scoprirne i segreti, la vera professione, l’identità; compito, quest’ultimo, praticamente impossibile.
Rimane, tuttavia, il significativo valore documentale del ricettario, quale testimonianza gastronomica di un tempo e di un luogo e quale patrimonio personale dell’autore che non ha avuto la fortuna di trasmetterlo per via diretta.
In questi giorni sto concludendo la parte di commento al ricettario e cercando uno sponsor per la pubblicazione; spero che entro l’autunno le ricette dell’Anonimo diventino un libro.

Indice delle ricette ( dalla 111 alla 152 sono riportate le più antiche)

Clicca sul simbolo per vedere il documento ingrandito.

 

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