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Ristorante Bruxaboschi

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Scritto da Giovanni Rebora Visite: 3865

Compiono novanta anni tra la fine di questo e l’inizio del prossimo anno! I coniugi Gemma ed Ernesto Sciaccaluga sono ancora attivi nella loro trattoria: Bruxaboschi (che è un ristorante di alto livello), sono nati nel 1915, figli e nipoti di ristoratori. Forse li hanno allattati stando in cucina e svezzati con latte brusco e latte dolce.
Giovanni Battista Peirano, detto Bruxaboschi aprì la sua trattoria a San Desiderio e un’altra al Genova, al Molo, era il 1862. Il Bruxaboschi ebbe l’appellativo non tanto per l’attitudine a bruciare boschi, ma piuttosto per certa sua tendenza ad essere birichino, oppure veloce. Anche l’appellativo, ora cognome, di Bruciamonti , appartiene a questo genere e proviene da un’attitudine del protagonista che non è oggi pensabile: scavalcare monti e boschi in poco tempo. L’arte di bruciare monti e boschi, invece, era tutt’altro che illegale: l’erba bruciata rinasceva sotto la cenere e rigenerava il pascolo; del bosco veniva bruciato solo il sottobosco e l’incendio era accuratamente controllato, salvo che non si volesse allargare il coltivabile, caso in cui si dovevano estirpare i ceppi e ci pensavano i Roncaglioli. Ma torniamo a San Desiderio, dove soggiornarono, nella villa Galleano, Mazzini e i fratelli Ruffini . Pare che andassero a congiurare in gran segreto ma, data la scarsità di popolazione, il segreto era leggero, mentre era buono il fritto misto. Lo sapevano anche tanti altri genovesi, che avevano le loro case di villa lassù e che fruivano della carrozza e dei cavalli di Bruxaboschi per “andare in villa”.
Il Bruxa, così lo chiamano in famiglia, aveva la sua attività di trasportatore di persone (e di cose), vide che il suo paese accoglieva villeggianti e visitatori dei villeggianti ed aprì le sue trattorie, a San Desiderio e al Molo: l’idea fu geniale, al molo andavano gli operatori del porto e quando questi volevano qualcosa di “rurale” venivano indirizzati a San Desiderio, a fare ribotta.
So bene che ora non è più il tempo delle “ribotte”, non abbiamo più il fisico adatto, ma un fritto come quello di Bruxaboschi, è frutto di antico mestiere, come i suoi ripieni, il latte brusco e quello dolce, per non parlare di minestrone, ravioli, stoccafisso e, quando nascono, funghi.
Siccome G.B. ebbe quattro figlie ed un maschio (che non continuò l’attività), furono le figlie a condurre le trattorie, si sposarono, ebbero figli e, naturalmente, un cognome diverso: Sciaccaluga. La trattoria del Molo non funziona più dall’immediato dopoguerra, ma a San Desiderio i coniugi Gemma ed Ernesto Sciaccaluga sono ancora in cucina e in sala, dove il maitre è la figlia e dove lavora il nipote
Il Bruxa vide Mazzini e poi l’unità d’Italia, senti e soffrì delle continue guerre, in Italia, in Crimea, in Libia, e finì i suoi giorni nel 1915, prima di assistere all’inutile strage del 15-18.
La Storia non finisce qui, ci auguriamo che il ristorante, che ha ora 142 anni, continui nel segno della” professionalità”, del mestiere insomma e dell’esperienza, che i due Sciaccaluga hanno avuto il tempo di accumulare e di trasmettere a figlia e nipoti. Auguri quindi a questa coppia di “gente che lavora”, che ha visto la storia delle guerre e dei massacri, degli eroi e dei caduti (troppi), ma che ha saputo continuare, e dimostrare, lavorando che a fare la storia c’è soprattutto chi sa fare bene il proprio mestiere, e che , senza tanti forse e tanti ma, ha saputo far continuare una civiltà che più volte pareva dovesse estinguersi.
Non sono i conquistatori di terre altrui, né altri, passati per grandi e saliti, in marmo o in bronzo, sui monumenti, la nostra storia di civiltà è stata fatta da gente che nessuno celebra mai, e che oggi mi regala la gioia, in questo momento di terrore internazionale, di conflitti di interesse per gli OGM, di continuo rischio per il vivere civile, di essere io a celebrare novant’anni di lavoro di due persone eccezionali...

Giovanni Rebora

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