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Piacenza: A teatro con gusto

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Scritto da Sergio Rossi Visite: 2734

Piacenza: A teatro con gusto, serata memorabile nel nome di Giovanni Rebora e della cucina Appenninica genovese.

È stata una serata davvero memorabile quella di venerdì 29 gennaio 2010.
Il primo esperimento, scaturito da un’idea di Giancarlo Spezia, condivisa e incoraggiata da Diego Mai, ha avuto un successo che è andato oltre le aspettative. Il cibo è entrato letteralmente in scena trasformando gli spettatori in attori che rappresentavano se stessi.
È proprio così, perché l’altra sera il vero spettacolo lo si godeva dai palchi, osservando il colpo d’occhio offerto dal palcoscenico imbandito a festa e magistralmente illuminato.
Insomma una suggestione straordinaria che ha catturato i presenti fin dai primi momenti.
Perfino la preparazione della torta Pasqualina alla genovese, autentico gesto gastronomico messo in scena da Enrichetta Trucco, si è trasformata in performance teatrale, senza enfasi, senza eccessi spettacolari, e forse proprio per questo vero “gioco” e vera “vita”, in piena sintonia con la filosofia dello splendido teatro piacentino.
Due i temi della serata: il libro che raccoglie molti articoli di Giovanni Rebora e la cucina appenninica del Genovesato. Tagli scelti è il titolo che Giovanni Assereto e Nicola Calleri hanno deciso di assegnare al libro da loro curato e edito da Slow Food. Una corposa serie di articoli firmati da Rebora per il quotidiano genovese Il Secolo XIX e per altri giornali e periodici.
Chi ha avuto la fortuna di frequentarlo riconosce nel libro tutte le sfaccettature del notissimo professore genovese; raffinato, ironico, pungente e concreto, sapeva commentare con eleganza qualunque notizia più o meno seria; glie lo chiedevano di proposito, per pubblicare quelle curiose e ironiche considerazioni, solo in apparenza tali.

 

Inutile ricordare chi era Rebora: il Rebora docente universitario, direttore del Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea dell’Università di Genova; il Rebora impegnato fin da giovane in politica; il Rebora raffinato intellettuale con la maschera da “uomo della strada”. Insomma, il Rebora poliedrico, con le sue singolari e indimenticabili lezioni e i suoi diretti e lineari ragionamenti. Avendo lavorato con lui per qualche anno, posso dire che ogni giorno era come andare a lezione senza rendersene conto. Oggi lo so.
La cucina appenninica genovese è stata scelta a proposito, perché Rebora era uno dei più grandi studiosi della storia del cibo e amava quella parte del patrimonio gastronomico ligure che era ed è conservata nelle trattorie di campagna.
I piatti della serata erano ispirati ad una tradizione appenninica profonda, marginale e intima, rustica e povera, ma autentica e originale. I ragazzi dell’Istituto alberghiero di Piacenza, seguiti da un loro docente di cucina Luigi D’Avino e guidati da Enrichetta Trucco e da Gabriella Rossi, hanno lavorato molto bene, interpretando i piatti in modo corretto e appropriato, cosa non facile in una cucina di fortuna. E che dire del servizio, impeccabile e veloce proprio grazie alla prontezza dei ragazzi di sala, compagni di istituto dei futuri cuochi. Il tocco di classe lo hanno dato i sommelier della FISAR, sempre misurati e professionali come si addice a chi sa presentare il vino con competenza e cortesia.
Pochi intermezzi colloquiali curati da Giancarlo Spezia e dal sottoscritto e alcune letture di parti del libro interpretate da Federico Rebora - figlio del professore - hanno accompagnato la serata, alla quale hanno partecipato anche la signora Anna, moglie di Rebora, e il figlio Lorenzo, secondogenito dei coniugi Rebora.
Credo che Giancarlo Spezia e Diego Mai, veri artefici della serata, debbano essere soddisfatti e orgogliosi; il 26 febbraio si replica con Il maiale e la cucina della Bassa: Peppone e don Camillo a tavola.

Rassegna stampa
Articoli di Elisa Malacalza, Betty Paraboschi, Maria Paola Sforza Fogliani e Giancarlo  Spezia
gentilmente concessi dai quotidiani "La Libertà" e "La Cronaca"

La cucina genovese sulla tavola piacentina (Giancarlo Spezia, La Libertà, 17/01/2010)

Venerdì si recita... a tavola (Betty Paraboschi, La Libertà, 27/01/2010)

Rossi: "Il cibo è cultura ed entra nei teatri" (Betty Paraboschi, La Libertà, 29/01/2010)

Odori e sapori dell'Appennino si trasformano in cultura (Betty Paraboschi, La Libertà, 31/01/2010)

Questa volta a teatro si va con... gusto (Elisa Malacalza, La Libertà, 31/01/2010)

Sapori, storia, atmosfera e gli scritti di Rebora (Maria Paola Sforza Fogliani, La Cronaca, 31/01/2010)

 

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