If you are looking for a reliable best proxy hosting you should read hosting reviews on web hosting review sites.

La spiaggia della Bobba sull'isola di San Pietro

Stampa
Valutazione attuale:  / 5
ScarsoOttimo 
Scritto da Sergio Rossi Visite: 4397

Una Sardegna Speciale

Che cosa si può pretendere da una vacanza al mare? Relax, bella spiaggia, mare pulito, buon cibo e bel tempo. L’ultimo punto è il più problematico e decisamente incontrollabile. Per il resto, però, un consiglio fra tanti l’avrei: provare la spiaggia della Bobba, sull’isola di San Pietro, all’estremo Sud Ovest della Sardegna.

Ci sono tanti modi di andare al mare: inscatolati fra mille sdraio, costretti alla piscina dal mare sporco oppure reclusi in una spiaggetta affollata di mille teli. Lì alla Bobba, soprattutto a giugno e settembre, la faccenda è ben diversa. Intanto si arriva con l’auto proprio a ridosso della spiaggia e si trova un comodo parcheggio. Lo so, i più attenti naturalisti diranno che non è necessario arrivare con le gomme sul bagnasciuga, e hanno ragione. Tuttavia, dato che il paese di Carloforte è a circa sei chilometri dalla spiaggia della Bobba, sfido anche i più “duri” a farsela a piedi o in bici nelle ore calde. Certo, ognuno fa quel che gli pare e se alla sauna preferisce una tale penitenza, si accomodi pure. Ma torniamo alle cose piacevoli. In questa parte di Sardegna, come in altre, si può andare al mare come si faceva diversi anni fa anche in Liguria: si parte con tutto ciò che serve per “arredare” il proprio spazio vitale in spiaggia. Quindi sono valide le brandine, i lettini, l’ombrellone, il set per i bambini e magari la muta e quanto serve per dare una sbirciatina agli splendidi fondali. E ovviamente il cibo e le bevande. Insomma ci si insedia sulla spiaggia senza tante storie. Questa è la prima possibilità; la seconda è molto più comoda. Si perché alla Bobba c’è un chiosco multifunzionale che rende il soggiorno più gradevole e spensierato. Vuoi affittarti ombrellone o il lettino? Te lo portano, e non ti rapinano (costa pochi euro). Vuoi mangiare o bere qualcosa? Prendi posto in una comoda struttura al coperto dove ti servono dai piatti freddi a qualcosa di caldo. Vuoi un gelato, un caffè o una bibita? C’è tutto, anzi, se vuoi puoi chiedere a Enza una consulenza rapida sui vari gelati: li sa tutti! E se per caso non sai rinunciare al gran premio di motociclismo o alla formula uno, trovi una tv accesa solo nei momenti strategici.
Insomma un piccolo paradiso che accontenta sia chi non sa smuoversi dalla brandina, sia chi resiste il sole a cicli, se possibile brevi.
È dal 1980 che la famiglia Olanda gestisce questo bar. Oggi sono Gianna, Antonio ed Enza a manovrare l’azienda con l’aiuto di alcuni familiari (Angela, Fabio e Franco). È loro anche la gestione del parcheggio, che può ospitare molte più auto di quante si vorrebbe trovarne. Antonio sta in cucina (avvalendosi dell’aiuto di mamma Angela) mentre Gianna ed Enza, rispettivamente sorella e moglie, si dedicano al banco. Il cibo è buono, forse anche più di quanto ci si aspetterebbe. Anche se si decide di prendere solo una caprese, magari arricchita dallo splendido tonno locale, si rimane piacevolmente sorpresi. Nei mesi più affollati, poi, il sabato e la domenica, al Drafin blue – il chiosco si chiama così – preparano perfino il cascà, una sorta di cus cus locale che ha una lunga storia. Le comunità tabarchine di Calasetta e Carloforte, discendono in gran parte da gente ligure che alla metà del ‘500 si spostò a Tabarca, in Tunisia, per pescare il corallo. La permanenza sul piccolo isolotto durò quasi due secoli, ma ad un certo punto i tabarchini furono costretti a lasciare la Tunisia e trovarono nelle isole di San Pietro e Sant’Antioco due luoghi ideali per ricostruire le loro comunità. Quella cultura e le radici liguri rimangono tuttora in vita, sia nella lingua, che è un genovese “ponentino” con inflessione sarda, sia nel cibo come in mille altri aspetti della vita quotidiana. E dato che a me interessa la cucina, ho chiesto la ricetta del cascà del Drafin blue (che significa Delfino blù) e la riporto qui sotto. Così se non sarà per l’acqua cristallina, per la spiaggia di sabbia finissima o per la comodità di accesso, potrebbe essere un piatto di cascà a far venire la curiosità di una puntata alla Bobba.

Drafin Blue
Spiaggia della Bobba
Isola di San Pietro
Tel. 346 0467220
Apertura da metà maggio a tutto settembre (circa)

Sergio Rossi

Cascà al modo del Drafin Blue
(ricetta della signora Angela) Per 4 persone

500 gr. piselli
500 gr. fave
500 gr. carciofi
500 gr. carote
500 gr. ceci (secchi da mettere a bagno la sera prima)
500 gr. semola
Cipolla per il soffritto
Olio d’oliva quanto basta (q.b.)
Saporita (si tratta di spezie miste confezionate)
Sale q.b.

Mettere in un tegame olio e cipolla e far soffriggere, aggiungere i piselli, le fave, i carciofi, le carote e i ceci precedentemente sbollentati in acqua e sale. Appena saltata la verdura, aggiungere un po’ d’acqua, salare e portare a cottura. Lavorare la semola inumidendola con l’acqua fino a formare dei granuli; rifinire la lavorazione con l’olio.
Trasferire la semola lavorata nell’apposita cuscusiera e lasciarla cucinare per due ore mescolando di tanto in tanto il composto. A cottura ultimata, trasferire la semola, mescolata con una parte delle verdure precedentemente cucinate, in un piatto da portata. Decorare a piacere con una parte delle verdure restanti, lasciare un poco riposare e servire.

Copyright © 2019 La civiltà della forchetta. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
Joomla 1.7 Templates designed by Reseller Hosting Reviews