Tempo di mazin ovvero prugnoli, i più
delicati fonghi che si trovino
Ogni stagione ha il suo
fascino e certamente alla Primavera non ne manca. Basta fare
una passeggiata in campagna per rendersi conto che è
come se la natura sorridesse. Il verde offre così tante
sfumature che quasi riesce difficile distinguerle; gli alberi
da frutto si caricano di fiori e di speranze e gli uccelli
non smettono di cantare dall’alba al tramonto. Perfino
la gente cantava il maggio, dando sfogo alla felicità
per la fine dell’inverno e festeggiando la buona stagione
nella speranza di proficui raccolti. E proprio dal mese di
maggio hanno preso il nome i mazin, funghetti eccellenti che
nascono in questo periodo. Mazin è il termine genovese,
in Italiano sono conosciuti come prugnoli, spinaroli o funghi
di San Giorgio (Calocybe gambosa o Tricoloma giorgii). Hanno
un profumo inconfondibile che spesso viene paragonato a quello
della farina appena macinata. Nascono nei prati e si raggruppano
entro cerchi di erba più verde che si distinguono per
il colore intenso; sono le tanto ricercate fungaie, oggetto
di frequentazioni segrete da parte degli appassionati più
incalliti.
Da aprile a maggio - secondo le annate - i prugnoli spuntano
più o meno numerosi soprattutto nell’Appennino;
non diventano grandi ma non ce n’è alcun bisogno
perché hanno un tale profumo che letteralmente con
quattro funghetti si fa il sugo per una bella pasta. Cuochi
e gourmet di ogni tempo ne hanno decantato le qualità,
indicandoli come i più delicati fonghi che si trovino
(B. Scappi, Opera,Venezia 1570) e raccomandando di usarli
per zuppe, minestre, pasticci, crostate, frittate e sughi.
E proprio per fare il sugo, anzi u tuccu de mazin, ecco una
ricetta dei monti liguri.
Per procurarsi i prugnoli occorre fare una passeggiata nell’entroterra
ligure o nelle altre zone in cui questi funghi nascono abitualmente.
Trovarli non è sempre scontato né così semplice,
ma nel caso in cui si rimanesse a bocca asciutta, resterebbe comunque
il piacere dello stare in campagna in un momento in cui la natura
dà il meglio di sé. È bene cercare nei prati,
facendo attenzione a quelle macchie circolari dove l’erba è
più verde, sperando di imbattersi in una fungaia. Una raccomandazione
è però d’obbligo: non calpestare l’erba
inutilmente. Molti prati forniscono il fieno per l’allevamento
e se si calpesta l’erba ovviamente la si rovina. Se si crede
di distinguere una fungaia, è bene avvicinarsi senza girovagare
a vuoto, dare un’occhiata e tornare sui propri passi.
Altra raccomandazione: se non si conoscono i funghi meglio comprarli
o farseli regalare da chi li conosce bene. Nel dubbio è sempre
bene rivolgersi all’ispettorato micologico del quale riporto
alcuni numeri di telefono relativi alle sedi genovesi:
AUSL 3 "Genovese" ASL 3 Genova Centro Via Archimede, 30A
010-3447998-924-98
AUSL 3 "Genovese" ASL - Palazzina C Genova Quarto Via G.
Maggio, n.6 010-3446376-338-39
AUSL 3 "Genovese" ASL Genova Sestri Ponente Via Siffredi,n.81
(IV° piano) 010-6448624-732-79.
Torniamo alla ricetta partendo da una dozzina di funghetti trovati
vicino casa; ecco gli ingredienti:
12 funghetti (vedi foto; 100/150 gr. circa)
Un decilitro d’olio extravergine d’oliva
Una cipolla piccola
Due spicchi d’aglio
Un ciuffetto di rosmarino
2/3 cucchiai di concentrato di pomodoro
Una presa di sale
Pulire e lavare bene i funghi anche aiutandosi con uno spazzolino;
tritarne la metà con una mezzaluna e affettare i rimanenti.
Nel frattempo mettere al fuoco una casseruolina di terracotta, versare
l’olio e fare riscaldare. È sempre bene proteggere
il fondo della pentola con un’apposita retina d’acciaio,
che attenua gli effetti del contatto diretto con la fiamma viva.
Tagliata la cipolla a piccoli pezzi, la si mette in pentola per
circa 15 minuti a fuoco lento, lasciando che appassisca a dovere.
Quindi si aggiungono i funghi, si dà una girata con un cucchiaio
di legno, si aggiusta di sale e poco dopo si mette l’aglio
e rosmarino precedentemente tritato. Si gira ancora e si lascia
andare per uno, due minuti. A questo punto si mette il concentrato
di pomodoro, dosando a piacere. Dopo aver girato ancora il composto,
lasciandolo cuocere per due minuti, si aggiunge un bicchiere d’acqua
e si mantiene al fuoco per circa 10/15 minuti. A questo punto si
spegne; la terracotta manterrà il calore ancora per un po’
e il tuccu terminerà la cottura.
Il sugo di prugnoli è un condimento irraggiungibile e si
sposa bene con qualunque pasta. Consiglierei i corzetti stampati,
le lasagne o anche i corzetti polceveraschi, quelli a forma di 8,
proprio come il numero. Chi non l’ha mai assaggiato rimarrà
estasiato!