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La spiaggia della Bobba sull'isola di San Pietro
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Una Sardegna Speciale |
Che cosa si può pretendere da una vacanza al mare? Relax,
bella spiaggia, mare pulito, buon cibo e bel tempo. L’ultimo
punto è il più problematico e decisamente incontrollabile.
Per il resto, però, un consiglio fra tanti l’avrei:
provare la spiaggia della Bobba, sull’isola di San Pietro,
all’estremo Sud Ovest della Sardegna.
Ci sono tanti modi di andare al mare: inscatolati fra mille sdraio,
costretti alla piscina dal mare sporco oppure reclusi in una spiaggetta
affollata di mille teli. Lì alla Bobba, soprattutto a giugno
e settembre, la faccenda è ben diversa. Intanto si arriva
con l’auto proprio a ridosso della spiaggia e si trova un
comodo parcheggio. Lo so, i più attenti naturalisti diranno
che non è necessario arrivare con le gomme sul bagnasciuga,
e hanno ragione. Tuttavia, dato che il paese di Carloforte è
a circa sei chilometri dalla spiaggia della Bobba, sfido anche i
più “duri” a farsela a piedi o in bici nelle
ore calde. Certo, ognuno fa quel che gli pare e se alla sauna preferisce
una tale penitenza, si accomodi pure. Ma torniamo alle cose piacevoli.
In questa parte di Sardegna, come in altre, si può andare
al mare come si faceva diversi anni fa anche in Liguria: si parte
con tutto ciò che serve per “arredare” il proprio
spazio vitale in spiaggia. Quindi sono valide le brandine, i lettini,
l’ombrellone, il set per i bambini e magari la muta e quanto
serve per dare una sbirciatina agli splendidi fondali. E ovviamente
il cibo e le bevande. Insomma ci si insedia sulla spiaggia senza
tante storie. Questa è la prima possibilità; la seconda
è molto più comoda. Si perché alla Bobba c’è
un chiosco multifunzionale che rende il soggiorno più gradevole
e spensierato. Vuoi affittarti ombrellone o il lettino? Te lo portano,
e non ti rapinano (costa pochi euro). Vuoi mangiare o bere qualcosa?
Prendi posto in una comoda struttura al coperto dove ti servono
dai piatti freddi a qualcosa di caldo. Vuoi un gelato, un caffè
o una bibita? C’è tutto, anzi, se vuoi puoi chiedere
a Enza una consulenza rapida sui vari gelati: li sa tutti! E se
per caso non sai rinunciare al gran premio di motociclismo o alla
formula uno, trovi una tv accesa solo nei momenti strategici.
Insomma un piccolo paradiso che accontenta sia chi non sa smuoversi
dalla brandina, sia chi resiste il sole a cicli, se possibile brevi.
È dal 1980 che la famiglia Olanda gestisce questo bar. Oggi
sono Gianna, Antonio ed Enza a manovrare l’azienda con l’aiuto
di alcuni familiari (Angela, Fabio e Franco). È loro anche
la gestione del parcheggio, che può ospitare molte più
auto di quante si vorrebbe trovarne. Antonio sta in cucina (avvalendosi
dell’aiuto di mamma Angela) mentre Gianna ed Enza, rispettivamente
sorella e moglie, si dedicano al banco. Il cibo è buono,
forse anche più di quanto ci si aspetterebbe. Anche se si
decide di prendere solo una caprese, magari arricchita dallo splendido
tonno locale, si rimane piacevolmente sorpresi. Nei mesi più
affollati, poi, il sabato e la domenica, al Drafin blue –
il chiosco si chiama così – preparano perfino il cascà,
una sorta di cus cus locale che ha una lunga storia. Le comunità
tabarchine di Calasetta e Carloforte, discendono in gran parte da
gente ligure che alla metà del ‘500 si spostò
a Tabarca, in Tunisia, per pescare il corallo. La permanenza sul
piccolo isolotto durò quasi due secoli, ma ad un certo punto
i tabarchini furono costretti a lasciare la Tunisia e trovarono
nelle isole di San Pietro e Sant’Antioco due luoghi ideali
per ricostruire le loro comunità. Quella cultura e le radici
liguri rimangono tuttora in vita, sia nella lingua, che è
un genovese “ponentino” con inflessione sarda, sia nel
cibo come in mille altri aspetti della vita quotidiana. E dato che
a me interessa la cucina, ho chiesto la ricetta del cascà
del Drafin blue (che significa Delfino blù) e la riporto
qui sotto. Così se non sarà per l’acqua cristallina,
per la spiaggia di sabbia finissima o per la comodità di
accesso, potrebbe essere un piatto di cascà a far venire
la curiosità di una puntata alla Bobba.
Drafin Blue
Spiaggia della Bobba
Isola di San Pietro
Tel. 346 0467220
Apertura da metà maggio a tutto settembre (circa)
Sergio Rossi
Cascà al modo del Drafin Blue
(ricetta della signora Angela)
Per 4 persone
500 gr. piselli
500 gr. fave
500 gr. carciofi
500 gr. carote
500 gr. ceci (secchi da mettere a bagno la sera prima)
500 gr. semola
Cipolla per il soffritto
Olio d’oliva quanto basta (q.b.)
Saporita (si tratta di spezie miste confezionate)
Sale q.b.
Mettere in un tegame olio e cipolla e far soffriggere, aggiungere
i piselli, le fave, i carciofi, le carote e i ceci precedentemente
sbollentati in acqua e sale. Appena saltata la verdura, aggiungere
un po’ d’acqua, salare e portare a cottura. Lavorare
la semola inumidendola con l’acqua fino a formare dei granuli;
rifinire la lavorazione con l’olio.
Trasferire la semola lavorata nell’apposita cuscusiera e lasciarla
cucinare per due ore mescolando di tanto in tanto il composto. A
cottura ultimata, trasferire la semola, mescolata con una parte
delle verdure precedentemente cucinate, in un piatto da portata.
Decorare a piacere con una parte delle verdure restanti, lasciare
un poco riposare e servire.
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