Italian flat bread è il nome della focaccia all’americana,
simbolo di alcuni locali sparsi in diverse zone di Manhattan. Si tratta
di singolari fast food spesso dotati di forno a fiamma (nel senso che
non c’è legna ma arde una fiamma all’interno, probabilmente
alimentata a gas) nel quale cuocere quei pani piatti che hanno l’aspetto
di focacce.
Mi sono soffermato a guardare il procedimento che adottano anche perché
il mostrarlo in pubblico fa parte della strategia commerciale. |
L’italian
flat bread (testualmente sarebbe pane piatto all’italiana) arriva
surgelato, probabilmente prodotto da qualche grossa compagnia. I pezzi
di pasta sono già in parte spianati e dopo essere scongelati
sono avviati a lievitazione. A seconda dei casi si procede con una lavorazione
simile a quella della focaccia genovese, ovvero si provvede a imprimere
le ditate sulla superficie e la si cosparge d’olio e sale (per
la verità il procedimento per la focaccia è un po’
diverso, ma non è il caso di fare i tignosi). La cosa interessante
è che nell’atto di infornarlo – direttamente sulla
superficie del forno – viene leggermente stirato, un po’
come si fa con la focaccia di Voltri (con tutte le ovvie differenze).
Il risultato finale è una sorta di pane sottile, morbido e più
gustoso di una ciabatta, che viene tagliato a metà pronto per
essere farcito a piacere. Questa versione di focaccia imbottita ha un
buon successo e nell’ora di pranzo la preparazione è frenetica
dato l’afflusso di pubblico. |
C’è poi un utilizzo alternativo che prevede l’impiego
della “focaccia” già cotta quale base per una sorta
di pizza. In pratica sulla crosta vengono aggiunti pomodoro e mozzarella
oltre ad altri ingredienti a scelta. Una volta preparata, questa “pizza”
viene passata per un momento in forno in modo da sciogliere la mozzarella
e insaporire il resto.
Ovviamente questi locali – come molti altri nei quali comprare
un panino – offrono anche le zuppe, molto richieste e gradite
soprattutto con il freddo.
Mi
stavo gustando la mia bella focaccia farcita mentre osservavo i lavoratori
di New York fare la fila ordinatamente per il panino o la zuppa. Nel
frattempo si siede vicino a me una ragazza con le solite cuffiette per
la musica, la sua zuppa e un pezzo di focaccia aperto a metà
ma non farcito. La osservo mentre apre la zuppa, chiusa con un tappo
quasi ermetico, e ci puccia dentro la focaccia. Quel gesto mi è
sembrato all’improvviso familiare e ho pensato «siamo nel
2008, nella città più moderna del mondo, dove la vita
è frenetica, il tempo è denaro, la gente corre sempre,
il futuro è ieri, e questa ragazza, inconsapevolmente, fa uno
dei gesti più rappresentativi nella storia dell’alimentazione,
ovvero: intingere il pane nella minestra». Lo so che probabilmente
di tratta di malinconie da squilibrati, ma questa è stata la
sensazione di quell’attimo; comunque sono ritornato in me non
appena un’altra vicina di tavolo ha piantato una “rattella”
(termine genovese assimilabile all’italiano ”lamentela”)
perché in quel locale non avevano più – sosteneva
che tempo prima lo avrebbero avuto – il collegamento internet
senza fili (wireless).
Comunque, con o senza zuppa, un bel pezzo di italian flat bread, tiepido
e ben farcito lo consiglierei a chiunque. Il costo? Circa 7,5 dollari
per un mozzarella, pomodoro e basilico; una zuppa ne costa 5.
Sergio Rossi |