Consorzio della Quarantina

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   la civiltà della forchetta

 
in memoria di Giovanni Rebora
 
 
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Italian flat bread ovvero Focaccia

Italian flat bread è il nome della focaccia all’americana, simbolo di alcuni locali sparsi in diverse zone di Manhattan. Si tratta di singolari fast food spesso dotati di forno a fiamma (nel senso che non c’è legna ma arde una fiamma all’interno, probabilmente alimentata a gas) nel quale cuocere quei pani piatti che hanno l’aspetto di focacce.
Mi sono soffermato a guardare il procedimento che adottano anche perché il mostrarlo in pubblico fa parte della strategia commerciale.
La focaccia viene infornata
L’italian flat bread (testualmente sarebbe pane piatto all’italiana) arriva surgelato, probabilmente prodotto da qualche grossa compagnia. I pezzi di pasta sono già in parte spianati e dopo essere scongelati sono avviati a lievitazione. A seconda dei casi si procede con una lavorazione simile a quella della focaccia genovese, ovvero si provvede a imprimere le ditate sulla superficie e la si cosparge d’olio e sale (per la verità il procedimento per la focaccia è un po’ diverso, ma non è il caso di fare i tignosi). La cosa interessante è che nell’atto di infornarlo – direttamente sulla superficie del forno – viene leggermente stirato, un po’ come si fa con la focaccia di Voltri (con tutte le ovvie differenze). Il risultato finale è una sorta di pane sottile, morbido e più gustoso di una ciabatta, che viene tagliato a metà pronto per essere farcito a piacere. Questa versione di focaccia imbottita ha un buon successo e nell’ora di pranzo la preparazione è frenetica dato l’afflusso di pubblico.
Il forno per la cottura della focaccia

C’è poi un utilizzo alternativo che prevede l’impiego della “focaccia” già cotta quale base per una sorta di pizza. In pratica sulla crosta vengono aggiunti pomodoro e mozzarella oltre ad altri ingredienti a scelta. Una volta preparata, questa “pizza” viene passata per un momento in forno in modo da sciogliere la mozzarella e insaporire il resto.
Ovviamente questi locali – come molti altri nei quali comprare un panino – offrono anche le zuppe, molto richieste e gradite soprattutto con il freddo.

Mi stavo gustando la mia bella focaccia farcita mentre osservavo i lavoratori di New York fare la fila ordinatamente per il panino o la zuppa. Nel frattempo si siede vicino a me una ragazza con le solite cuffiette per la musica, la sua zuppa e un pezzo di focaccia aperto a metà ma non farcito. La osservo mentre apre la zuppa, chiusa con un tappo quasi ermetico, e ci puccia dentro la focaccia. Quel gesto mi è sembrato all’improvviso familiare e ho pensato «siamo nel 2008, nella città più moderna del mondo, dove la vita è frenetica, il tempo è denaro, la gente corre sempre, il futuro è ieri, e questa ragazza, inconsapevolmente, fa uno dei gesti più rappresentativi nella storia dell’alimentazione, ovvero: intingere il pane nella minestra». Lo so che probabilmente di tratta di malinconie da squilibrati, ma questa è stata la sensazione di quell’attimo; comunque sono ritornato in me non appena un’altra vicina di tavolo ha piantato una “rattella” (termine genovese assimilabile all’italiano ”lamentela”) perché in quel locale non avevano più – sosteneva che tempo prima lo avrebbero avuto – il collegamento internet senza fili (wireless).
Comunque, con o senza zuppa, un bel pezzo di italian flat bread, tiepido e ben farcito lo consiglierei a chiunque. Il costo? Circa 7,5 dollari per un mozzarella, pomodoro e basilico; una zuppa ne costa 5.

Sergio Rossi

La focaccia cuoce nel forno


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