Sono
anni che alla fine di gennaio sento parlare della fiera di
Sant’Orso e puntualmente, passati quei giorni, mi ritrovo
a pensare all’edizione successiva sperando di poterla
visitare. Quest’anno ce l’ho fatta e ne sono soddisfatto.
La fiera di Sant’Orso si svolge ad Aosta da tempo immemorabile.
Pare che le prime testimonianze scritte risalgano al XIII
secolo. Era una fiera dedicata agli acquisti in preparazione
della stagione primaverile. I valligiani, e non solo, venivano
ad Aosta per comprare e vendere utensili e altri prodotti
dell’artigianato locale e pare che allora la fiera durasse
parecchi giorni.
Non è tuttora chiaro il legame fra Sant’Orso
e la fiera; forse la distribuzione ai poveri dei classici
sandali di legno, costruiti dai seguaci del Santo, avrebbe
fornito un primo spunto dal quale, col tempo, sarebbe nata
la fiera.
Qualunque sia l’origine di questa manifestazione, resta
il fatto che oggi è un evento molto importante che
attira parecchie migliaia di visitatori.
Ciò che mi ha impressionato positivamente è
la presenza di moltissimi artigiani locali che portano i loro
prodotti proprio come immagino si facesse tempo addietro in
occasione di fiere analoghe.
L’organizzazione è molto accurata; chi arriva
ad Aosta in macchina trova tutte le indicazioni per i numerosi
parcheggi satellite (gratuiti) e da lì, grazie ai bus
navetta (anch’essi gratuiti), raggiunge in pochi minuti
il centro della città, quasi completamente invaso dagli
espositori.
La fiera è davvero interessante e riesce a mantenere
una propria, specifica identità.
L’artigianato locale è tutto rappresentato, almeno
nelle produzioni più conosciute e apprezzate. La parte
del leone la fa il legno. Ci sono intere vie dedicate ai lavori
di intaglio, nel quale gli artigiani Aostani sono veri e propri
maestri; di legno sono fatti anche i tipici zoccoli, sabots,
che alcuni artigiani continuano a produrre ancora oggi. E
poi cesti, gerle, scale, rastrelli e altri utensili da lavoro.
Ma ancora in legno sono i piccoli oggetti di uso quotidiano
arricchiti da intagli e intarsi di fattura pregevolissima.
Fra questi spiccano cucchiai, mestoli, sassole, cofanetti,
porta aghi e minuscole scatoline fregiate in ogni parte. Infine
vi è un intero settore dedicato ai mobili di produzione
locale. Molto particolari i fiori ricavati da sottili sfoglie
di legno.
Dal legno si passa alla pietra, la classica pietra ollare
utilizzata per tornire pentole e mortai, più o meno
fregiati, o per l’intaglio di oggetti decorativi. E
poi i raffinati pizzi di Cogne, lavorati al tombolo, o le
più rustiche pantofole di panno.
Anche l’artigianato del ferro è ben rappresentato
da fabbri che espongono chiavistelli, serrature, mappe, lame,
coltelli e sculture. E poi i classici campanacci per le vacche,
da quelli più semplici fino a quelli da parata, riccamente
decorati anche sul collare in cuoio.
Insomma una fiera di quelle “vere” nella quale,
ovviamente, non può mancare una sezione dedicata al
cibo, da consumare in loco o da portare a casa, e un settore
riservato alle macchine agricole e per l’edilizia.
Osteria da Nando
Per chi decidesse di fare una sosta e mangiare
qualcosa, posso suggerire un piccolo locale che ha aperto
da pochi mesi. Si chiama Osteria da Nando e i proprietari
sono del mestiere, dato che fino a due anni fa gestivano un
locale più grande sempre nel centro di Aosta. Si sono
trasferiti nella nuova sede per ridurre l’attività
ad una dimensione più vivibile. Il locale si trova
in pieno centro*.
In occasione della fiera hanno deciso di rimanere aperti senza
sosta dal mattino alle 11.30 fino alla sera. Questa scelta
risulta molto comoda anche per i clienti, soprattutto per
coloro che – come noi –aspettano un orario meno
affollato per mangiare in santa pace. Abbiamo pranzato alle
due e mezza del pomeriggio e si stava benissimo. Il locale
è piccolo – circa 25 posti – e molto accogliente,
con la cucina a vista all’ingresso, di fronte al bar.
Il proprietario ci fa accomodare nell’unica sala del
locale e, fatta la nostra scelta, in pochi minuti siamo serviti.
Il menù è basato sostanzialmente sui piatti
della tradizione locale.
Come primi scegliamo una polenta valdostana (polenta al burro
e fontina) e una minestra valdostana alle verdure (minestrone
di verdure con pezzetti di fontina e crostini di pane nero).
Un solo secondo, ovvero una porzione ridotta di bistecca valdostana
con patate al forno (bistecca di maiale con prosciutto e fontina)
e un dolce, una crema a base di cioccolato accompagnata dalle
tegole, classici biscottini locali che ricordano le lingue
di gatto. Due mezze d’acqua, un solo bicchiere di buon
vino rosso della Valle e un caffè: totale € 35.
Tutti i piatti sono buoni, caldi e preparati al momento (ovviamente
mi riferisco alla rifinitura e non certo alla polenta in se
o al minestrone). Il servizio è ottimo: rapido ed essenziale.
Data l’ora – a fine pranzo sono le tre e mezza
– il locale si svuota e ci fermiamo a parlare qualche
minuto con il titolare che ci spiega della vecchia attività
e dello spostamento in questa nuova sede più piccola
e a misura d’uomo.
Alla fine l’impressione generale è
molto positiva: la fiera è bella, si è mangiato
bene e Aosta è comunque molto interessante e merita
una visita a parte; si torna a casa soddisfatti: provare per
credere.
Sant’Orso 30 e 31 gennaio del prossimo anno.
Sergio Rossi
*Osteria da Nando, via Sant’Anselmo 99 – Aosta.
Tel. 0165 44455 |
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