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Certificazione o autocertificazione
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Contributo per il Convegno “L’autocertificazione
è una risorsa per l’agricoltura locale: esperienze
e confronti” (manifestazione “Mandillo da Groppo”,
festa nazionale dell’agrobiodiversità e dell’agricoltura
locale, Villa Serra, Manesseno – GE, 18 settembre 2004),
già pubblicato in: M. Angelini, Recupero e valorizzazione
di una varietà locale: la patata Quarantina Bianca
Genovese (1984-2004), collana “Ottopagine”, 1-2,
Genova, aprile 2004. |
Le certificazioni di origine o di qualità possono contribuire a
erodere l’autostima dei coltivatori i quali, per affermare credibilmente
qualcosa su ciò che producono, hanno bisogno di un controllore
o di un garante della loro onestà. Inoltre generano costi aggiuntivi,
caricati sui coltivatori; spesso, all’inizio sono coperti da sovvenzioni
pubbliche, ma quando queste vengono meno, quei costi possono:
a. contribuire a espellere dal mercato i piccoli produttori;
b. provocare un aumento di prezzi tale da espellere il prodotto dal mercato
locale.
Nel primo caso si ha un evidente paradosso: perché, non potendo
sostenere autonomamente i costi aggiuntivi, i piccoli produttori –
proprio quelli che, nel tempo delle generazioni e comunitariamente, hanno
generato e tramandato la specificità delle varietà tradizionali
e dei prodotti derivati – rischiano di essere esclusi dalla loro
produzione certificata e, nel caso delle denominazioni di origine, dal
legittimo uso del loro nome, ora “protetto”.
La scelta di adottare sistemi di certificazione non può essere
data per scontata, ma deve tenere conto della natura dei prodotti e del
mercato che si vuole incoraggiare. I mercati di prossimità non
hanno bisogno di certificazioni di alcun genere, perché funzionano
sulla notorietà, sulla fiducia, sul controllo diretto dei consumatori.
Per il mercato di prossimità, basta incoraggiare forme di autocertificazione
gestite collettivamente attraverso la cooperazione dei produttori, riservando
le certificazioni solo all’esportazione dei prodotti e lasciando
che i costi aggiuntivi siano a esclusivo carico dei consumatori esterni
al mercato locale.
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Nota: Alcuni coltivatori del Consorzio della Quarantina
volontariamente hanno adottato il disciplinare di produzione biologica,
facendosi certificare oppure auto-dichiarando i trattamenti eseguiti.
Noi del Consorzio non incoraggiamo nessuno a farsi certificare, ritenendo
che ognuno abbia il diritto di dire pubblicamente ciò che fa e
di essere creduto fino a prova contraria e sotto pena di denuncia in caso
di dichiarazione falsa e fraudolenta. Inoltre non chiediamo denominazioni
di origine: sul mercato locale – quello che ci interessa e sollecitiamo
– crediamo che non servano e che, anzi, possano avere effetti negativi
sui piccoli produttori e sul prezzo del prodotto.
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